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A me basta il ricordo del mare per occupare la mia fantasia

Una frase che è un distillato di solitaria bellezza, il leitmotiv della vita dell’anziano professore di scienze protagonista del film.

L’uomo passa le sue giornate circondato da opere d’arte e scaffali ricolmi di libri, in una casa avvolta da un solenne silenzio all’interno di antico palazzo nobiliare nel cuore di Roma. Tollera – ma a distanza di sicurezza – la domestica Erminia, e le uniche figure che hanno accesso al suo intimo, sotto forma di ricordi intrisi di malinconia e di rimpianto, sono la madre e la moglie.

Un giorno, ad inceppare il collaudato ingranaggio domestico, arriva il classico granello. Anzi, una vigorosa folata di sabbia. Si tratta della marchesa Bianca Brumonti, della figlia Lietta, del fidanzato Stefano, e dell’ombroso e magnetico Konrad. La donna è intenzionata ad acquistare l’appartamento situato al piano di sopra per regalarlo a quest’ultimo, che è il suo giovane amante.

Gruppi di famiglia in un interno - Silvana Mangano

Inizialmente il professore oppone una certa resistenza non solo all’ipotesi di vendere, ma anche e soprattutto ad ogni contatto con quelli che reputa degli intrusi. Ciononostante, l’energia sfrontata, irriverente e a tratti menefreghista dei tre ragazzi spazza via remore e diffidenze. Senza che l’uomo se ne accorga, si ritrova a entrare nelle loro vite nella veste di pensoso osservatore che, anche se provocato e stuzzicato, non scivola mai in commenti livorosi, o inappellabili e granitici giudizi…

… finché comincia a considerare il bizzarro quartetto la sua famiglia, accogliendone vitalismo, intemperanze e contraddizioni e dedicandole affetto e premure. Questo gli offre l’opportunità di concretare in modo anomalo eppure accorato un desiderio inconscio di paternità.

Helmut Berger e Burt Lancaster

Contro ogni previsione, è l’originario anticonformista quartetto a rigettare uno dei suoi componenti, come se fosse un organo incompatibile con il resto del corpo. E a subire il contraccolpo della tragica e fatale espulsione è, paradossalmente, proprio chi avrebbe voluto solo poter continuare a (soprav) vivere ben nascosto dietro i suoi quadri ed i suoi dischi.

Helmut Berger e Burt Lancaster

Gruppo di famiglia in un interno intreccia diversi piani di lettura e temi. Per il protagonista, interpretato da Burt Lancaster, l’arte è fonte di bellezza consolatoria e confortante rispetto ad una quotidianità portatrice di brutture e grettezza alternate a monotonia asfittica, il cui unico epilogo possibile è la morte.

Ad un certo punto, però, anche l’arte ed il sapere si rivelano lacunosi e manchevoli, incapaci di proteggere completamente da un presente miserabile, come pure di lenire le ferite del passato ed il senso di incompiutezza e imperfezioni che le accompagnano.

Gruppo di famiglia in un interno: la solitaria bellezza diventa una cella

L’irruzione di esistenze caotiche e pulsanti come quella di Konrad (Helmut Berger), della marchesa (Silvana Mangano), della figlia Lietta e di Stefano, dapprima spaventa il professore, provocando in lui una specie di inorridimento. Esauritosi lo sconcerto d’ordinanza, però, l’uomo ne viene affascinato e avvinto, fino a identificare con loro il senso stesso del suo procedere.

Gruppo di famiglia in un interno - Silvana Mangano

Alla bellezza difensiva incarnata dall’arte e dai libri si sostituisce così quella vibrante ma volubile tipica della gioventù. Abbagliante, lussuriosa e travolgente. È Iva Zanicchi che si contrappone all’adorato Mozart. Un sapore rigenerante che può indurre una pericolosa simbiosi in chi, per ragioni anagrafiche, si ritrova in posizione asimmetrica e sbilanciata.

Questo tema assume un ruolo centrale anche in un altro film del regista lombardo, Morte a Venezia, che cristallizza in maniera sublime il binomio bellezza-decadenza.

Luchino Visconti e quell’irresistibile tentazione di guardarsi indietro

In Gruppo di famiglia in un interno si percepisce inoltre l’amara nostalgia per un’epoca che volge stancamente al termine. Tristezza, disillusione e pessimismo sono un tutt’uno, in quanto il presente, agli occhi del protagonista, non offre alcuna alternativa degna di nota, capace cioè di proporre valori e priorità significativi almeno quanto quelli precedenti. Non c’è paragone tra la ritrattistica inglese del Settecento incentrata sui Conversation Pieces e l’espressionismo astratto di Mark Rothko.

Il progresso economico e il dinamismo sociale che accompagnano gli anni Settanta rappresentano una sottile patina seduttiva dietro cui si cela uno scabro contenuto: violenza, volgarità e totale vuoto etico.

Gruppo di famiglia in un interno - Silvana Mangano - Helmut Berger

Il professore di scienze si è ritirato dall’insegnamento dopo aver preso coscienza che anche questo ambito è stato inquinato dal virus della strumentalizzazione e del profitto a tutti i costi.

Il suo sguardo ha molto in comune con la visione di Luchino Visconti. E l’urgenza espressiva di questa istanza in Gruppo di famiglia in un interno si fa imperativo in quanto, probabilmente, al di là delle dichiarazioni pubbliche, il regista, colpito da un ictus nel 1972, intuisce l’approssimarsi della fine. La pellicola è infatti la penultima opera da lui realizzata, cui seguirà soltanto L’innocente, uscito poco dopo la morte nel 1976.

Il confine permeabile tra vita e arte

Gruppo di famiglia in un interno è ispirato a Scene di conversazione del saggista e critico d’arte Mario Praz, sulla cui vicenda biografica è modellata la figura del protagonista.

Helmut Berger - Burt Lancaster

L’iniziale reazione dell’intellettuale dopo aver visto il film non è lusinghiera: viene negativamente colpito e si risente. In un secondo momento, però, cambia idea e riconosce a Luchino Visconti il merito di aver confezionato un film rispettoso nei suoi confronti.

Il professore si congeda dal pubblico senza far rumore, con un’eleganza felpata. Con pudicizia, quasi. Non importa quanto si sia sentito distante ed estraneo rispetto al benessere urlato e ostentato, sguaiato, ormai imperante. Non importa neanche dover affermare la supremazia morale e culturale del mondo che ha incarnato. Importa tenere fede al sistema valoriale che ha improntato la sua vita ed in cui ha creduto strenuamente. Forse mai come ora, la sola cosa che conta è questa, per lui.

Ascolta la colonna sonora del film


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7 responses to “Gruppo di famiglia in un interno (L. Visconti, 1974)”

  1. Complimenti per come hai saputo analizzare un film non facile, ma molto affascinante.

    1. Grazie del feedback 🙂 (Ri) trovando e approfondendo la filmografia di Visconti sto realizzando quanto sia ipnotica anche dal punto di vista della fotografia

      1. Meravigliosa, anche perché girava spesso in interni sfarzosi e molto curati.

      2. Pura felicità per gli occhi ^ ^

  2. Sarà perché sono prof di scienze, ma questo film mi ha sempre creato una sorta di beatitudine.

    1. 🙂 Il connubio tra fotografia e immagini è superbo…guardandolo, ho avuto una sensazione fortissima di a-temporalità. Di sospensione delle coordinate della vita reale

      1. È vero che esiste l’immagine narrante

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